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Nelle catacombe per legge

Prove di pluralismo culturale in Lombardia

Martedì 17 febbraio 2015 - Ore 20:30

Sala Alessi - Palazzo Marino

in collaborazione con  il Gruppo Consiliare Radicale Federalista Europeo

I recenti fatti di Parigi ci obbligano a ripensare la nozione di cittadinanza in una società plurale nella quale possano convivere pacificamente culture, convinzioni e religioni diverse, salvaguardando diritti e doveri uguali per tutti e garantendo sempre la laicità delle istituzioni: principi di giustizia e democrazia che sono alla base della nostra Costituzione repubblicana.

La possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero e la propria religione è oggi al centro di una riflessione che ci riguarda tutti e tutte. In Lombardia assistiamo a tentavi di risoluzione dei problemi e contemporaneamente al suo contrario: un caso emblematico è quello della normativa sui luoghi di culto della Legge Regionale n.62.
Partiamo da un caso concreto per cercare di capire in quale mondo vogliamo vivere oggi e domani, noi e i nostri figli.

GIULIO GIORELLO Filosofo
SARA VALMAGGI Vice Presidente del Consiglio, Regione Lombardia
A. LUCIA DE CESARIS Vice Sindaco, Comune di Milano
ILARIA VALENZI Giurista, Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane

Sarà possibile contribuire alla raccolta firme organizzata dal Circolo Giordano Bruno di Milano per intitolare una via ad Ipazia ed una a Margherita Hack 

Regione Lombardia non sia fuori dai tempi

Comunicato Stampa CONGIUNTO

 

Minoranze religiose compatte nel chiedere ai consiglieri regionale di non votare la legge anti-culto. Invito ai cattolici a schierarsi a favore della libertà di culto

“La Regione Lombardia non sia fuori dai tempi”: questo l’invito di numerose comunità religiose lombarde che congiuntamente richiedono ai consiglieri lombardi della maggioranza di non approvare le proposte di modifica tutte peggiorative alla già ingiusta Legge Regionale urbanistica 12/2005 che limita di fatto la possibilità di costruire nuovo luoghi di culto non cattolici.  Gli ulteriori restringimenti normativi preoccupano infatti le comunità religiose non cattoliche che vedono compromesso il diritto di religione, costituzionalmente garantito, attraverso un utilizzo strumentale della legge urbanistica.

Ormai nota come le legge “anti-moschee”, se approvata, la normativa intaccherebbe la libertà di culto non solo dei musulmani ma di tutte le minoranze religiose. In particolare rendendo quasi impossibile la costruzione dei nuovi luoghi di culto per chi non confessa la religione cattolica.

Per questo le comunità religiose lanciano congiuntamente un invito ai singoli consiglieri regionali affinché esprimano voto contrario non schierandosi contro la libertà di culto.

Per Reas Syed, responsabile legale CAIM “si tratta di una legge non anti-moschee ma anti-culto in generale e che presenta numerosi profili di incostituzionalità ai consiglieri che la votano regaleremo la Costituzione Italiana”.

Samuele Bernardini, presidente della Chiesa Evangelica Valdese di Milano e Carlo De Michelis, presidente della Chiesa Evangelica Metodista di Milano dichiarano: “La proposta di legge regionale voluta dalla maggioranza dimostra ancora una volta che in Italia la tutela della libertà di religione e di pensiero non è un dato acquisto. Non basta la Costituzione, non bastano i principi di uguaglianza tra le comunità di fede presenti in Italia. Si riconosce alla Chiesa Cattolica quello che non si è disponibili a riconoscere alle altre fedi perché con questa legge si discriminano proprio i cittadini appartenenti alle confessioni religiose diverse dalla cattolica. Con ogni evidenza si tratta di norme anticostituzionali che vanno contro la libertà di culto e che saranno certamente bocciate dai ricorsi che inevitabilmente seguiranno l’eventuale approvazione del progetto di legge”.

La Conferenza Evangelica Nazionale, per mezzo del suo Presidente pastore Riccardo Tocco, evidenzia che “il Progetto di legge che verrà sottoposto al voto, frutto del lavoro in Commissione, non ha per nulla considerato le numerose Audizioni contrarie nella sostanza e nella forma al PDL, compresa quella della COEN che ha stigmatizzato come nell’ottobre scorso, la Commissione per i diritti umani dell’ONU abbia inviato tre raccomandazioni contro l’Italia sulla libertà religiosa ed una di queste riguarda proprio la legislazione lombarda sui luoghi di culto. ciò dimostra la gravità della situazione lombarda in materia di libertà di culto”.

La gravità della situazione risulta peraltro lampante perché il Consiglio Regionale dimostra di non avere una prospettiva sul futuro, ma nemmeno un adeguato rispetto per la storia.  Emblematico il fatto che la votazione in consiglio sia stata fissata proprio nel giorno della memoria della Shoah, funestandone le celebrazioni con una legge che impedirà in futuro anche agli ebrei di costruire nuovi luoghi di culto.

E' opinione condivisa che la Lega non potrà garantire maggiore sicurezza spingendo i musulmani a rinchiudersi negli scantinati. Stupisce la posizione del NCD che nonostante si sia sempre a favore delle libertà dei cristiani nel medio oriente, vuole negare in Lombardia gli stessi diritti a tutte le altre minoranze religiose. E sorprende anche l’atteggiamento di Forza Italia che in quest’occasione sembra essersi dimenticata del concetto di “libertà” che è sempre stato il suo baluardo politico.

Le comunità religiose si ritrovano a fare appello alla coscienza dei singoli consiglieri regionali e richiedono loro di non votare una legge che non è al passo coi tempi e che compromette il godimento del libero esercizio del culto.

Per conto dei vari fedeli viene così richiesto alla Regione Lombardia di tenere conto della tutela dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e dai Trattati internazionali e, in particolare, del principio di libertà dei diversi culti.

Dalla preoccupazione delle comunità nasce la volontà di rafforza il dialogo interreligioso, invitando anche il cardinale Scola e la comunità cattolica che in ogni caso non sarebbe colpita dal provvedimento.

Le minoranze religiose si auspicano infatti che anche la diocesi di Milano e le altre diocesi lombarde si esprimano esplicitamente contro questo progetto di legge illiberale, in coerenza con i propositi più volte espressi per un dialogo interreligioso che favorisca la coesione sociale e il rispetto dei valori costituzionali. 

Ciò per testimoniare che i principi di tolleranza e fratellanza sono valori condivisi da tutte le fedi presenti in Lombardia.

Aderiscono all’appello il movimento “Noi siamo Chiesa”, la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni e il circolo di Milano dell'UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti denuncia la gravità di una legge che discrimina tra cittadini cattolici e non cattolici, e aderisce alla richiesta fatta dalle comunità religiose perché i consiglieri regionali lombardi non si attengano alla disciplina di partito, ma votino secondo coscienza in difesa della libertà di religione e di pensiero, così come voluta dalla Costituzione della Repubblica in modo uguale per tutti i cittadini. 

Reas Syed, Responsabile Legale Coordinamento Associazioni Islamiche Milano-Monza Brianza

Samuele Bernardini, Presidente del Concistoro Chiesa Evangelica Valdese di Milano

Vittorio Bellavite, Coordinatore del movimento cattolico “Noi Siamo Chiesa”

Riccardo Tocco, Presidente Nazionale della Conferenza Evangelica Nazionale

Luisa Bordiga,  Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni

Valeria Rosini, UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

Solidarietà al sindaco Pisapia

La Consulta esprime la sua solidarietà al sindaco Pisapia, che con il gesto simbolico delle trascrizioni ha manifestato l' impegno di Milano per i diritti di tutte le coppie; siamo convinti che l' immediata obbedienza ad una disposizione ministeriale di dubbia legittimità non sia obbligatoria per un sindaco, e che dunque non sussista alcun reato.
 
Certamente l' energia del Ministro dell' Interno può essere assai meglio indirizzata, in questi giorni.....
 

Ora alternativa: iscrizioni 2015

Dallo scorso 15 gennaio sono aperte le iscrizioni online all'anno scolastico 2015/2016.
Chiuderanno il 15 febbraio 2015 (un po' in anticipo rispetto ad altri anni), come da circolare MIUR 51/2014.

Come segnalato dall'UAAR (http://www.oraalternativa.it/) nei moduli di iscrizione online incredibilmente non è previsto di scegliere cosa il genitore intende fare al posto di religione cattolica.
E' ancora pendente un ricorso UAAR sulla scelta del ministero di posticipare la raccolta di queste informazioni a inizio anno, scelta che inevitabilmente fa partire in ritardo le attività alternative, costringendo i ragazzi a essere smistati in altre classi, a stare in classe con l'insegnante di religione cattolica che fa lezione, a essere messi in corridoio, ecc.

La Consulta Milanese suggerisce di seguire le istruzioni pubblicate all'immagine relativa alla campagna 2015 e qui:

http://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/faq

Luoghi di culto: audizione in Regione

Egregio Presidente Sala, consigliere e consiglieri,

Vi ringrazio, a nome della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni ed anche a nome delle associazioni aderenti, per essere stata chiamata a fornire il nostro contributo alla procedura di presentazione delle modifiche alla legge regionale 12/2005.

Il mio breve intervento sarà seguito dalla relazione tecnica del Prof. Alberto Fossati, docente di Diritto Pubblico all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

E' sotto gli occhi di tutte e di tutti il momento di grave crisi di laicità in cui versa Regione Lombardia, iniziato con il governo dell’ex presidente Formigoni - di cui anche questa legge è conseguenza: la mozione approvata dal Consilio regionale lo scorso 1 luglio 2014 ed il relativo convegno previsto per dopodomani in auditorium Testori (17 gennaio 2015 – Difendere la famiglia per difendere la comunità) ne sono un ulteriore lampante esempio.

A differenza del modello confessionale che il governo del presidente Maroni intende imporre, la tradizione delle associazioni che hanno dato luce alla Consulta si raccoglie intorno ad un'idea di base, che è quella del pensiero della possibilità e della ricerca piuttosto che dell'affermazione della verità. In questo senso, è stata redatta la lettera diretta a chiedere chiarimenti al presidente Maroni, al presidente Cattaneo ed all’assessora Cantù dello scorso luglio, ma cui nessuna dalle maggiori istituzioni lombarde ha purtroppo dato il minimo seguito, forse considerandola un’inutile polemica (come nel caso del logo Expo al convegno citato).

L’auspicio, finora deluso da questa giunta, è che Regione Lombardia  si impegni a garantire uguaglianza di trattamento senza distinzione di età, genere, orientamento sessuale, etnia, religione, opinione e condizione personale o sociale. Naturalmente, ed è l’obiettivo della nostra presenza in Commissione oggi, le libertà ed i diritti tutelati in ambito regionale devono comprendere la libertà di culto (e di non culto), nello specifico attraverso la previsione di norme che non ostacolino l’apertura di nuovi luoghi di culto o l’ampliamento dei luoghi esistenti.

Come da più parti rilevato, comprese le diverse organizzazioni religiose che ci hanno preceduto in analoghe audizioni, il PDL in oggetto presenta parecchi aspetti che sono in palese contrasto con la libertà di culto, garantita dalla Costituzione agli articoli 19 e 20. Il nostro argomentato timore è che, attraverso  una normativa amministrativa restrittiva, costellata di oneri e vincoli applicabili a discrezione dei vari governi comunali, si inibisca l' esercizio di una libertà costituzionale e quindi ci si esponga alla censura della Corte Costituzionale.

Un'istituzione che intenda continuare ad essere definita democratica deve avere al centro del proprio patto fondativo il rispetto delle diverse culture, delle religioni e dei sistemi di pensiero presenti nel tessuto sociale. Tutte vanno considerate come risorse necessarie allo sviluppo armonioso della cittadinanza

Concludo sottolineando la vitale necessità che l’attuale consiglio di Regione Lombardia effettui un efficace passo indietro rispetto alle scelte escludenti operate fino ad oggi e dimostri quindi di non temere, come da tradizione lombarda, le diversità, il pluralismo, il cambiamento di pensiero.

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